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Sabato, 24 Ottobre 2015 13:29

Dalla Magna Grecia all'impronta Cartaginese e il Barocco

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La Magna Grecia in Sicilia

Attirati dalle bellezze naturali dell'isola, i greci si stabiliscono nel 735 a.C. circa lungo la costa orientale fondando, diversamente dai fenici, colonie di popolamento (colonie agrarie) e semplici empori. Allora la Sicilia era coperta da fertili terre vulcaniche, aree boscose e zone molto più ricche di risorse naturali: questo spinse i mercanti calcidici, venuti dall'Eubea, a fissare la loro dimora a Nasso, alle falde dell'Etna, e a fondare Leontini (attuale Lentini), come città prevalentemente agricola, e Catania come città dedita ai commerci. Numerose altre colonie nascono poco dopo: Zancle (attuale Messina), Milazzo e Imera. Siracusa diviene la principale colonia greca nel 734 a.C. ad opera dei Corinzi venuti dopo i Calcidesi. Una serie di città elleniche si estende così lungo la costa insieme a Megara Iblea che, fondata dai megaresi, colonizza Selinunte, che successivamente fonda Eraclea Minoa. Circa un secolo dopo gli abitanti di Rodi e Creta avanzano lungo la costa meridionale della Sicilia per fondarvi Gela da cui ha origine Agrigento nel 582. Secondo quanto testimonia la storiografia, nella maggior parte di queste città entrano in conflitto il potere oligarchico e quello democratico. Quasi sempre lo scontro si risolve a favore di un tiranno che appartiene all'aristocrazia o di un despota proveniente dal popolo. Tra i governi tirannici che si instaurano all'interno del paese hanno lunga durata quelli di Panenzio a Leontini, di Falaride ad Agrigento, di Ippocrate a Gela e di Gelone a Siracusa. 
Quando, intorno al 480 a.C., si delinea la minaccia cartaginese, le città greche (o siciliote) si coalizzano guidate dai rispettivi capi e riescono a resistere all'attacco dei nemici. Lo scontro decisivo coinvolge Siracusa e Agrigento presso Imera, sulla costa settentrionale, e si risolve con la vittoria sul generale cartaginese Amilcare Magone. Questa vittoria completa quella di Temistocle su Serse e contribuisce in gran parte a salvare la civiltà ellenica dalla minaccia barbara. A tal proposito si ricorda che quando Eschilo fa rappresentare "I Persiani" nel teatro di Siracusa, la sua tragedia, che aveva per soggetto Salamina, commuove profondamente l'animo degli spettatori data la scottante attualità per il superato pericolo comune.
Alla battaglia di Imera segue il periodo più florido dal punto di vista culturale ed artistico: Agrigento conosce il suo apogeo già al tempo del tiranno Falaride (571-554), uomo tanto potente quanto crudele, che faceva arrostire i suoi nemici in un toro di bronzo ma che ha reso Agrigento temibile per i cartaginesi e prospera nelle scienze e nella poesia; persino Pitagora era ospitato presso di lui.

Anche Siracusa risplende dopo la vittoria di Imera sotto Gerone, successore di Gelone, al quale si deve la costruzione dell'istmo che ancora oggi unisce la terraferma all'isola di Ortigia, separando i due porti.
Questo è il momento più proficuo anche per la corte che ospita artisti di ogni genere: da Eschilo, a Simonide, a Pindaro ecc. La forza marina e mercantile di Siracusa aumenta: si esportano cereali, bestiame, tessuti e manufatti in genere fino alla Sardegna e alla Corsica. Si assiste ad un aumento demografico pari a quello di Atene e lo stesso sviluppo nei commerci adombra l'espansione delle altre colonie. Siracusa diventa la capitale della Sicilia greca alla morte di Dionigi il Vecchio. Sotto il figlio di quest'ultimo, Dionigi il Giovane, si conclude la pace con Cartagine e successivamente il potere della città raggiunge l'Italia meridionale; le città di Agrigento e Gela rifioriscono nelle arti e nella vita pubblica.

L'apogeo di Suraka (Siracusa) termina alla morte del tiranno Timoleonte, quando succede Agatocle; questo stratega bellicoso sbarca in Africa per opporsi alla minaccia punica e riusce ad occupare, dopo alterne vicende, alcuni centri alleati dei cartaginesi. Anni dopo sarà la volta di Pirro, re dell'Epiro, chiamato dai siracusani assediati da Cartagine; seguiranno dure battaglie che non portaranno a cambiamenti decisivi e si dovrà aspettare la tirannide di Gerone II, il quale, alleatosi con Roma dopo le lotte contro i Mamertini (285 a.C.), mercenari campani, aprirà il momento delle guerre puniche.
 

Il Barocco Siciliano

Capitale del barocco siciliano, Ragusa è una splendida città d’arte della Sicilia Sud-orientale. Nonostante le antiche origini, deve la sua fama agli edifici e alle chiese barocchi costruiti dopo il terremoto del 1693 che colpì tutta la Val di Noto.

La ricostruzione del XVIII secolo divise in due la città: da una parte Ragusa superiore, sull’altopiano, e dall’altra Ragusa Ibla, sorta dalle rovine dell’antica città medioevale. I capolavori architettonici costruiti dopo il terremoto le hanno valso la nomina tra i Patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Simbolo di Ragusa è il Duomo di San Giorgio. Ma la città è ricca di chiese ed edifici barocchi. Da non perdere, Palazzo Zacco, Palazzo La Rocca, Palazzo Schininà di Sant’Elia, Palazzo Sortino-Tronom, Palazzo Bertini, Palazzo Cosentini. La zona di Ibla è famosa per i siti archeologici. Molti dei ritrovamenti sono conservati nel Museo archeologico ibleo. Tuttavia, si possono visitare Kamarina, con resti di case ellenistiche; Monte Arcibessi, con resti dell’età del bronzo e del ferro; Kaukana, con resti di una città portuale greco-romana e di un insediamento bizantino; Hybla Heraia, con resti della città stato siculo-greca rinvenuti dagli scavi effettuati a Ragusa Ibla. A pochi chilometri da Ragusa si trova Scicli. La conformazione del territorio, con la presenza di cave e grotte carsiche, ha favorito la nascita di numerosi insediamenti rupestri. Dopo il terremoto, che colpì anche Scicli, la città rinacque in chiave barocca e, oggi, è caratterizzata da numerosi edifici settecenteschi. Celebri sono il Palazzo Beneventano, che qualcuno definì il più bel palazzo barocco di Sicilia, Palazzo Fava, Palazzo Spadaro e le chiese, come San Giovanni Evangelista, San Bartolomeo Apostolo e il convento del Carmine. Più a Sud rispetto a Ragusa si trova Modica. Famosa per il cioccolato, Modica è anche una bellissima cittadina tardo-barocca. Molte costruzioni sono state inglobate nelle grotte che si trovano in tutta la città. Se ne contano almeno 700. Modica è arroccata su una collina. Il centro è un intrigo di viuzze e scalinate su cui si affacciano edifici e chiese. La più bella chiesta barocca è il Duomo di San Giorgio, uno dei migliori esempi di barocco siciliano. Meritano di essere visti anche il Duomo di San Pietro così pure la Chiesa di San Giovanni Evangelista e alcuni palazzi, tra cui il Castello dei Conti di Modica.
 

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